Tra cambiamenti climatici, desertificazione demografica e assenza di dibattito istituzionale, il futuro del Mezzogiorno è a rischio. Ma la crisi può diventare un’opportunità per ripensare lo sviluppo del territorio, se si agirà con urgenza e visione
La cronica mancanza d’acqua nel Sud Italia è diventata una minaccia sistemica per agricoltura, industria, turismo e coesione sociale. Con oltre 300.000 persone già a rischio idrico, la situazione evidenzia il fallimento della politica nel garantire una gestione sostenibile delle risorse idriche. Il Portavoce dei Piccoli Comuni, Virgilio Caivano, lancia un appello: “Serve una governance unica e competente, non poltronifici politici.”
La crisi idrica nel Mezzogiorno d’Italia non è solo una questione ambientale, ma un problema sistemico che mette a rischio l’economia, la coesione sociale e il futuro delle comunità locali. Da anni, il Sud è teatro di emergenze sempre più frequenti e gravi, che spaziano dalla scarsità d’acqua potabile alla desertificazione dei territori, fino alle difficoltà per l’agricoltura, l’industria e il turismo. La situazione richiede interventi strutturali e una governance efficace, ma ciò che emerge è l’incapacità delle istituzioni locali e nazionali di affrontare questa crisi con una visione strategica e sostenibile.
Le radici di una crisi annunciata
La crisi idrica nel Sud Italia non è un evento improvviso, bensì il risultato di anni di incuria, cattiva gestione e cambiamenti climatici. Già nel maggio 2024, il geologo e docente universitario Sabino Aquino aveva lanciato un grido d’allarme dalle colonne del Mattino. “Le anomalie climatiche nel territorio irpino – spiegava – hanno comportato una drastica riduzione delle precipitazioni autunnali e invernali, limitando la ricarica dei bacini acquiferi profondi.” Questa diminuzione delle “precipitazioni efficaci” è aggravata da estati sempre più calde e siccitose, con un effetto domino sulla disponibilità idrica per l’intera regione appenninica. Le sorgenti dell’Irpinia, che riforniscono le province di Potenza, Avellino, Benevento e Foggia, stanno registrando cali significativi delle portate, mettendo a rischio l’approvvigionamento per oltre 300.000 persone.
Il costo della crisi per l’economia del Sud
Le implicazioni economiche di questa crisi sono devastanti. L’agricoltura, settore strategico per molte regioni meridionali, è il primo a risentirne. Le colture tipiche, come olivi, vigneti e ortaggi, richiedono un approvvigionamento idrico costante e di qualità. La scarsità d’acqua non solo riduce le rese, ma aumenta i costi di produzione, mettendo fuori mercato molte aziende agricole.
Anche l’industria subisce contraccolpi. Settori come quello alimentare e tessile, che dipendono dall’uso intensivo di acqua, stanno affrontando difficoltà crescenti. La crisi idrica rischia di compromettere anche gli investimenti futuri, scoraggiando nuove iniziative imprenditoriali in un territorio già segnato dalla fuga di capitali e talenti.
Il turismo, altro pilastro economico del Sud, potrebbe subire danni incalcolabili. Località che dipendono dall’attrattiva delle risorse naturali, come sorgenti, laghi e aree verdi, rischiano di perdere appeal, mentre le città d’arte e le destinazioni balneari potrebbero vedere aumentare i costi per garantire un approvvigionamento idrico adeguato.
Un fallimento politico e istituzionale
A fronte di una crisi così grave, il silenzio e l’inerzia della politica sono assordanti. Come ha denunciato il Portavoce del Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, Virgilio Caivano, “i partiti politici di ogni ordine e grado, a livello comunale, provinciale e regionale, sono latitanti.” Non ci sono stati dibattiti concreti né piani di azione sulle questioni idriche. Il fallimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in merito al riequilibrio territoriale e alla coesione sociale evidenzia l’incapacità delle istituzioni di cogliere l’urgenza del problema. I Piani Energetici Ambientali (PEA) regionali sono in ritardo, quando non assenti del tutto, e manca un reale coinvolgimento degli enti locali e dei cittadini.
L’assenza di una governance unica e competente è un altro nodo cruciale. Le decisioni sull’acqua continuano a essere frammentate tra vari enti e livelli amministrativi, senza una regia centrale capace di coordinare le risorse e le politiche.
Le conseguenze sociali: desertificazione demografica e conflitti locali
Oltre agli impatti economici, la crisi idrica sta accelerando il fenomeno della desertificazione demografica. Le aree interne del Sud, già penalizzate dalla mancanza di servizi e opportunità, stanno assistendo a una nuova ondata di emigrazione. Giovani e famiglie abbandonano i piccoli comuni per cercare condizioni di vita migliori altrove, lasciando dietro di sé comunità sempre più anziane e fragili.
La mancanza d’acqua sta anche alimentando conflitti locali. Come ha sottolineato Caivano, “si sta creando una guerra tra poveri, con comunità e territori che si contendono risorse idriche sempre più scarse.” Questo clima di tensione sociale rischia di esplodere in proteste e manifestazioni, come già accaduto in Campania e Basilicata.
Prospettive e proposte: una rivoluzione necessaria
Per affrontare la crisi idrica, il Sud Italia ha bisogno di una “rivoluzione copernicana” nelle sue politiche e nelle sue istituzioni. Il Coordinamento Piccoli Comuni Italiani ha proposto la creazione di una governance unica per le risorse idriche, in grado di coordinare interventi strutturali e politiche a lungo termine.
Tra le priorità ci sono:
• Investimenti nella rete idrica: Modernizzare gli acquedotti per ridurre le perdite, che in alcune aree superano il 40%.
• Tutela dei bacini idrici naturali: Proteggere le sorgenti e i bacini dall’inquinamento e dallo sfruttamento eccessivo.
• Integrazione con le energie rinnovabili: Utilizzare i fondi del PNRR per sviluppare tecnologie che combinino la produzione di energia verde con la gestione sostenibile dell’acqua.
• Coinvolgimento delle comunità locali: Garantire trasparenza e partecipazione nei processi decisionali, valorizzando il ruolo dell’associazionismo e dei comitati civici.
La crisi idrica del Mezzogiorno è uno specchio delle fragilità economiche, sociali e politiche del territorio. Tuttavia, con una gestione competente e una visione strategica, potrebbe trasformarsi in un’opportunità per rilanciare il Sud come modello di sostenibilità e innovazione. La sfida è titanica, ma non impossibile. Quello che serve è la volontà politica di agire ora, prima che sia troppo tardi.
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